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intervista Tano Festa

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VENTI DOMANDE A TANO FESTA

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Che cosa succede nella sua anima (o nella sua mente) quando dipinge?

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Niente di particolare. Chiacchiero, bevo, fumo, mi piace avere amici intorno. Insomma sono molto distaccato e preso al tempo stesso. Ma non vivo il quadro come momento unico, drammatico.

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Quale importanza hanno i ricordi nella sua pittura?

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I ricordi hanno a volte molta importanza soprattutto per me che di fronte ad una tela bianca subisco il fascino del “titolo”. Quindi più che di ricordi biografici in  senso stretto operano nel mio immaginario le “ricordanze”, suggestioni di fatti epici, di miti mediterranei, di capolavori letterari, di esperimenti scientifici, ecc.

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Quali sono i colori che la attraggono di più? Per quale motivo?

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Non so quale sia il motivo che sottenda le mie preferenze, ma indubbiamente prediligo l”azzurro e il nero soprattutto se abbinati insieme.

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Ama conservare i propri quadri? Ama rivederli dopo un certo tempo? Quale emozione le danno i dipinti del passato?

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Purtroppo non ho mai avuto modo di conservare niente, però quando vedo i vecchi quadri sono molto emozionato: mi piace in un certo senso, misurare il distacco tra l” ieri e l”oggi, cogliere il senso del mio itinerario. Alcune volte mi sembra di aver percorso anni luce, altre mi sembra di girare sempre intorno allo stesso luogo e a uno stesso spazio mentali, anche se poi la tecnica muta.

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Che cosa rappresenta Roma per lei?

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Una madre? Una matrigna? Un”amante? Guida che tradisce? Il vento che spira sul Palatino e cinge di verdi foglie d”alloro la fronte del poeta? Come faccio a dare una definizione di Roma, luogo privilegiato di tutto il mio lavoro? Come ho detto, per me ogni giornata segue un ritmo mai scontato di “variazioni dell”anima”: Roma è il termometro di quegli sbalzi

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tra il cielo e l”inferno.

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Franco Angeli

di Nello Ponente 1964 
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Il simbolo resta nella nostra vita di tutti i giorni anche quando ha perduto la sua funzionalità  comunicativa, quando è sbiadito, annullato, superato dalla prepotenza di altri simboli. Permane radicato ai nostri moti inconsci, con quel significato con il quale ci è stato proposto e che il più delle volte non coincide affatto con il significato che aveva prima che venisse adoperato in un certo modo per un determinato fine. Così, per esempio, un”immagine di donna è cinema, televisione, profumo e solo dopo, con la riflessione, potrebbe riacquistare per noi il suo significato primo. Ma chi ha il tempo per una riflessione. Tuttavia, proprio per la sua indistruttibilità, che non contrasta affatto con il rapido consumo della sua attualità, il simbolo può essere destinato ad un altro scopo, al di la della stessa successione di significati che è andato via via assumendo. L”artista se ne impadronisce, lo adopera per un fine al quale non era stato destinato, lo riscatta attraverso un”operazione di lavoro. Simboli scaduti, significati divenuti troppo consueti per mantenere la loro validità di comunicazione, e simboli perfino di tragedia, orrore, liberazione e odio, ai quali la consuetudine ha tolto la tragedia, l”orrore, la liberazione e l”odio, acquistano una diversa dimensione figurale, si offrono ad una percezione che stabilisce una nuova presenza attraverso una verifica.

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Tutto questo mi sembra esistere alla base della problematica pittorica di Franco Angeli. In lui si avverte la presa di coscienza relativa alla possibilità di una proposta di immagini in una dimensione che ne recupera la condizione e in una coincidenza di fare pittorico e di percezione.

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Che cosa era il simbolo? In principio era il verbo. Quando è divenuto forma, narrazione contenuta e non evasiva, è tornato ad essere immagine non consueta. …….. 
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………..Soprattutto , sulla sua apparenza nota, ha permesso una sperimentazione in funzione di dati ignoti, di recuperi mnemorici, di affermazioni ideologiche con un procedimento nel quale l”artista ha individuatola sua capacità di reazione, la possibilità di compiere un”esperienza globale…………. 
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………….E però Angeli non si cura tanto della simbologia oppressiva del neocapitalismo, delle immagini forzatamente convincenti propagandate dall”economia di consumo, ma ne cerca altre, più mitiche ma non per questo meno pericolose…… 
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…………… Si tratta perciò  di un reportage sociale, non dissimile nei principi da altri di tendenza affine che vengono oggi proposti in vari modi dagli artisti europei e soprattutto americani…………..

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………Probabilmente è  vero, come è stato notato, che quasi tute le ricerche artistiche attuali hanno un limite di carenza ideologica. Per Angeli mi sembra avvenga il contrario: se mai è proprio l”eccesso della pressione ideologica che restringe il campo di elaborazione del linguaggio Ma è un limite, questo, più facilmente superabile e del resto Angeli, dalle prime larvate proposte che richiedevano forse un completamento descrittivo, extrapittorico, è passato a immagini più concrete e solide, di maggior presenza e di più grande efficacia e qualità.