Catalogo Ragionato Tano Festa

Tano Festa, ovvero dell”immanenza storicizzata

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Canale Arte Edizioni di Torino, a cura di Francesco Soligo, il primo tomo del catalogo generale delle opere del pittore Tano Festa. Soligo, gallerista e storico dell”arte, insieme al collezionista Giorgio Franchetti fu tra i pochi che sostennero Festa fino alla sua scomparsa, avvenuta nel gennaio del 1988, attraverso gli anni difficili dell”isolamento e dell”incomprensione da parte dei circuiti ufficiali che lo avevano emarginato, dopo i primi riconoscimenti degli anni Sessanta.

Il criterio seguito nell”ordinare il materiale, raccolto in numerosi anni di ricerca, è stato quello di proporre le opere in sequenza cronologica e allo stesso tempo tematica, alternate all”antologia della critica e alle poesie, raccolte da Franchetti.
L”assenza, nel catalogo stesso, di una biografia di Festa che non sia l”elenco ragionato delle mostre personali e collettive, ci sembra peraltro opportunamente motivata dalla reale impossibilità di scindere la vita travagliata deIl”uomo dal suo complesso itinerario estetico In questo modo, la parabola esistenziale del pittore emerge gradualmente solo dalla lettura delle testimonianze proposte e dei. testi critici.
Volutamente, inoltre, nessuno studioso è stato chiamato a firmare da solo questo catalogo. La vicenda dell”artista è affidata, piuttosto, alla ricostruzione di quanti lo conobbero e lo seguirono sul piano critico e personale.
Tano Festa, che aveva iniziato a diciassette anni come poeta e che tu stimolato verso la pittura dall”amico Ettore Sordini 02, espose per la prima volta nel 1961 alla galleria La Salita di Roma con Giuseppe Uncini, Franco Angeli e Mario Schifano 03, non disdegnando, nella ricerca di quel periodo, le influenze delle neoavanguardie americane, come Matta, De Kooning, Pollock e soprattutto il lirico Rothko 04. Durante tutta la vita, del resto, il Nostro non si curò affatto di nascondere le proprie fonti di ispirazione nei confronti di altri contemporanei 05. La sua personale visione, o per dirla con le sue stesse parole, “contemplazione” 06 del reale, risultava infatti sempre in grado di esprimersi in una creazione originale. E qui si assiste al superamento del nichilismo dadaista per la possibilità che viene offerta all”opera di essere una “misura aurea” 07 dell”esistere nella storia. L”opera cioè come testimonianza di una realtà immanente consegnata alla Storia. La sfida dell”autore contro il trascorrere del tempo si concreta, allora, nella rappresentazione spaziale che l”arte permette e nella percezione della realtà come potenziamento dell”approccio meramente visivo, per conferire durata all”oggetto. Ecco quindi la costruzione di uno spazio che è schermo ed evento insieme: come la celebre serie delle Persiane e dei soggetti d”apres Michelangelo e da altri artisti del passato 08 – riprese poi negli anni Ottanta – nonché quella delle Porte e degli Armadi. Seguono, nella seconda metà degli anni Sessanta, i Cieli meccanici o il quadro nel quadro, che ci introducono all”idea di dipinti apparentemente più tradizionali, ma sostanzialmente innovativi nella loro logica interna 09, che utilizzano gli stilemi della pop art americana approfondita con senso metafisico 10. Quel senso metafisico che fa di Festa un sensibile conoscitore del segreto a volte paradossale, e per questo tragico, della vita. E” qui interessante, peraltro, sottolineare la distinzione che Festa faceva tra “pop” e “popular”: l”ispirazione dagli oggetti di consumo da parte degli americani traeva origine, infatti, dall”assenza di storia di quel popolo, mentre in Italia, a Roma, si conviveva da sempre con una cultura ricca di simboli artistici 11, da Michelangelo a Leonardo, da citare “consumando” l”arte stessa, come Oltreoceano si faceva con i cartelloni pubblicitari.
Si ricordano, poi, le Piazze d”Italia, di suggestione dechirichiana, che cominciano ad apparire nella produzione di Tano nella seconda metà degli anni Settanta. La tecnica dell”acrilico o dello smalto su carta emulsionata, sulla quale veniva proiettata una fotografia del soggetto successivamente rielaborata, diventa in questa fase uno strumento conoscitivo ed espressivo ancora più analitico della percezione ottica. Mentre i collages dei Coriandoli assolutizzano le soluzioni formali dei Cieli degli anni Sessanta, eleggendo a protagonista dell”opera ciò che prima ne era solo elemento e complemento formale.
Infine i Ritratti degli anni Ottanta, dove spesso il gesto pittorico, già liberatosi in precedenza, si evolve in gorghi espressionistici che comunicano ad un tempo la carnalità dei soggetti rappresentati e la loro inconsistenza di fantasmi del reale. In questi anni, gli ultimi della vita, Festa consuma così il definitivo ritorno alla pittura. Una pittura in cui confluiscono l”espressionismo nordico, la luce mediterranea, lo sperimentalismo americano e il filo metafisico che partendo da De Chirico e dal Carrà dei manichini, e attraversando l”opera di Oscar Schlemmer, perviene all”espressione di un”opera originale che esorcizza, purtroppo solo artisticamente, il dilemma esistenziale: il “buco nero” 12 della solitudine e del risultato più tragico del trascorrere del tempo: la morte.

Laura Turco Liveri

02 Cfr. G. Franchetti, Una testimonianza, in: Tano Festa. Catalogo Generale – Tomo I, Canale Arte Ed., Torino, p. 111.
03 Con gli ultimi due, negli stessi anni, Festa visse il sodalizio artistico chiamato la “scuola di Piazza del Popolo”.
04 Cfr. Intervista di G. De Marchis a Tano Festa, ivi, p. 83.
05 Cfr. A. Amendola, Intervista a Tano Festa, ivi, p. 115.
06 Cfr. Tano Festa, Lettera di Tano Festa ad Arturo Schwarz, 1966, ivi, p. 53: “Questi oggetti sono ricostruiti come noi li percepiamo non nel momento dell”uso ma in quello della contemplazione, sono solo delle apparenze, dei falsi oggetti. Ma è proprio da questo loro essere falsi che deriva l”espressione del modo in cui li ho percepiti”.
07 Cfr. A. Bonito Oliva, Descrizione di Festa da artista, ivi, p. 243.
08 Per il rapporto di Festa con i Maestri del passato, cfr. T. Trini, Sultano, ivi, p. 183.
09 Cfr. A. Bonito Oliva, op. cit. , p. 237, in cui è descritta anche la differenza di intenti tra i Readymade di Duchamp e la costruzione degli oggetti di uso comune da parte di Festa.
10 Cfr. C. Vivaldi, Per Tano Festa, ivi, p. 33 e M. Fagiolo Dell”Arco, Carriera filmica di Festa, ivi, p. 65, dove riporta il parere antecedente al suo dello storico e critico d”arte Maurizio Calvesi.
11 Cfr. Autoritratto postumo di Tano Festa, ivi, p. 193 e A. Bonito Oliva, op. cit., p. 241.
12 Cfr. A. Bonito Oliva, op. cit., p. 235.

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